Ciao, mi chiamo Filippo. Mio nonno, Giovanni Fenoglietto, era un agricoltore. Uno di quelli vecchia maniera, che il tempo ormai si è portato via. Aveva due vigne, campi di grano e mais, un bel pollaio, la stalla, persino un cavallo da soma. Due trattori, tra cui un bellissimo Massey Ferguson anni '60 che prima o poi dovremmo restaurare. Quando un giorno il nonno se n'è andato, mia mamma ed io non avevamo la minima idea di come tenere una vigna.

Eppure, tra le tante che erano in passato, rimaneva la proprietà più bella, il Chioso. Un bell'appezzamento di terra poco fuori dal paese dove il nonno teneva una vigna, un noccioleto ed un frutteto.

Tenere in ordine il campo non era un lavoro facile. Richiedeva molte energie, ogni anno le piante da potare erano tantissime e si finiva sempre per lasciarne indietro qualcuna. I boschi intorno, lasciati crescere solo per far legna, avanzavano stringendoci d'assedio. I rovi dei campi vicini e della ripa montavano fin sulle viti. Le piante da frutto, senza trattamenti per il gusto di mangiare frutta sana e genuina, producevamo a volte molti frutti, specialemente tante mele, buonissime, ma che duravano poco.

Uva e nocciole rendevano talmente poco all'ingrosso da non poter neanche lontanamente giustificare tutto il lavoro che richiedevano. I contadini di oggi guadagnano sulle grandi estensioni e grandi quantità, investendo nella meccanizzazione che permette di fare tanto lavoro in poco tempo, e soprattutto di farlo fare quanto più possibile ad una macchina.

Sono più di dieci anni che insieme a mia mamma poto e tiro la vigna per niente se non perché mi rilassa, perché in qualche modo mi connette al nonno e alle mie radici, anche se richiede sacrifici e tante corse perché lavoro come consulente informatico ed abito mio malgrado in città. Ho visto il bellissimo Chioso decadere, piano piano, anno dopo anno, fiché mi sono detto, "Ora basta.". Ora serve uno scatto in avanti, o perderemo tutto.

Nel 2022 nasce l'idea di vinificare il nostro Erbaluce. E per farlo come si deve, non mi improvviso vinificatore. Già sono vignaiolo per necessità, e tutto quel che so l'ho imparato sul campo. Sono sommelier, di vini ne ho assaggiati e direi che qualcosa ne capisco. Ma il passaggio intermedio... Beh, ho fatto il vino in casa, un paio di volte, con attrezzatura di fortuna. Più volte la birra, la premiata "Birra Forchino" che è arrivata fino a Torino.

Ma qui puntiamo all'eccellenza. Ed allora abbiamo scelto un partner professionale per la micro-vinificazione delle nostre uve, non più di 10 quintali. Noi ci mettiamo la materia prima e le idee, e lui fa il resto. Nasce così la collaborazione con l'Azienda Agricola San Martin di Moncrivello, a due passi dal nostro paese, ed il nostro vino, unico ed irripetibile, alla sua prima annata, vendemmia 2023.

Dopo tutto quel che ho detto non vi stupirà la mia intenzione di chiamarlo "Testard". Sull'etichetta c'è un'ariete, che oltre ad essere un emblema di testardaggine è anche il mio segno zodiacale. Questo vino per noi rappresenta tantissimo. Si porta dietro una cura ed un amore che ha davvero pochi eguali. Viti di Erbaluce DOCG allevate nella forma della tradizionale doppia pergola canavesana, potatura e vendemmia manuale - nient'altro che forbici da vite. Nessun uso di diserbanti ma solo sfalcio meccanica (è una grande fatica, ma mi hanno insegnato così). Riduciamo al minimo il taglio dell'erba per preservare la biodiversità naturale delle nostre campagne. Nella proprietà del Chioso ospitiamo svariati alberi da frutta di tutti i tipi: meli, peri, gelsi, noccioli, peschi da vigna, fichi, pruni, castani, ciliegi, ulivi, cornioli... Diamo spazio alle more e alle fragole selvatiche, e siamo circondati da boschi di essenze pregiate come acacie, castagni e querce. A febbraio raccogliamo nel grande prato al centro del Chioso erbe di campo come valeriana, tarassaco e piantaggine, per eccezionali insalate.

Questo è solo il primo passo - ma che passo - verso una risistemazione ed un rilancio della proprietà. Pian piano la stiamo rimettendo in ordine, ma non con l'ambizione di riuscire a fare tutto quello che si faceva una volta, bensì solo quello che riusciamo a gestire. Tramite il vino e la produzione e vendita diretta di altri prodotti d'eccellenza, puntiamo alla sostenibilità del progetto e alla riqualificazione di un luogo dell'anima che non poteva andare perduto.

Filippo Forchino

Idealista, informatico, moderatamente creativo ed amante della Natura. Occhio ad averci a che fare: è un vero testard.

Maria Cristina Fenoglietto

Titolare dell'azienda agricola e mamma. Il suo grande cuore e l'inesauribile dedizione sono il motore di questo progetto.

Andrea Forchino

Mio fratello, biologo ed insegnante, si occupa dei grandi lavori. Guida benissimo il trattore.